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LA STORIA
Gli inizi e la storia di questa tradizione…
E' il pomeriggio del 29 gennaio 1893.
Malgrado il freddo pungente a Petrignano d'Assisi c'è una grande animazione.
Tra poco in chiesa sarà celebrata una funzione religiosa e la gente si sta avviando alla spicciolata verso l'edificio sacro.
Ma non è questo a dare alle viuzze del paese un'aria di animazione gioiosa.
La maggior parte del movimento è dovuta al fatto che si è alla fine del Carnevale e poiché a fine ottocento nelle campagne
le occasioni di divertimento erano poche e per questo maggiormente gustate, si sta celebrando la festa secondo i costumi
del posto.
Giulio Damiani, guardia municipale del comune di Assisi addetto e alla frazione di Petrignano, è immerso in conversazione
con Domenico Tontoli ed il figlio di questo, Agabito.
Giulio Damiani è poco più che ventenne e dei giovanissimi ha tutte le caratteristiche: l'intransingenza, l'incapacità di
mediare e la mancanza di diplomazia: tra poco invece, si troverà a dover gestire una difficile situazione.
Giulio Damiani non si rende conto forse perché è troppo giovane, forse perché la divisa che porta gli conferisce sicurezza e
magari anche un filo d'arroganza, che anche se tra Assisi e Petrignano la distanza geografica è breve, ci sono altre
incolmabili distanze.
Ci sono le diffidenze, i campanilismi, magari il risentimento verso la città che regge le sorti della frazione.
Ci sono due mondi, piccoli ma diversi, quello di Assisi e quello di Petrignano che invece di cogliere la ricchezza delle loro
differenze e farle comunicare tra loro in un costruttivo dialogo, trovano in queste differenze motivo di competizione.
Conversa piacevolmente, dunque, Giulio Damiani, anche se è in servizio.
All'improvviso, però, viene distratto da un vociare e da un chiasso che diventano sempre più alti:, si volta verso la piazza e
gli basta un attimo per capire cosa sta succedendo: alcuni uomini stanno giocando al ruzzolone nel bel mezzo dell'abitato.
Giulio Damiani comincia subito ad intimare l'interruzione del gioco: i regolamenti municipali regolano con norme precise il
ruzzolone ed una di queste norme vuole che sia praticato lontano dall'abitato.
Norma non rispettata dal dottor Luigi Ceccarani, da Ettore Ceccarani e da Alfonso Minciotti i quali, vuoi perché tanto
immersi nel gioco da non sentire le grida della guardia municipale, vuoi perché incuranti delle disposizioni date dal sindaco
d'Assisi e di chi le deve far rispettare, continuano imperterriti a far rotolare i ruzzoloni.
La passione dei due Ceccarani e di Alfonso Minciotti a Petrignano come in altre zone, tra l'altro, era tradizione festeggiare il
Carnevale anche con il ruzzolone non deve stupire, in molte zone dell'Umbria il ruzzolone veniva giocato, sia in città che in
campagna ed era motivo di divertimento e di aggregazione; si lanciava un disco di legno duro, del diametro di circa
quaranta centimetri, dopo averlo attorcigliato due o tre volte con un nastro di canapa, lungo un tratto di strada.
A poco a poco i comuni dell'Umbria ne proibirono l'uso nel centro delle città, un divieto non tenuto in gran conto, anche
perché la tradizione del gioco del ruzzolone era radicatissima nelle abitudini e nella storia degli umbri, visto che le sue
origini si perdono nella notte dei tempi.
Qualcuno addirittura, vuole che il nostrano ruzzolone sia un discendente del lancio del disco in uso presso i greci, giunto
per merito degli etruschi dalle nostre parti.
I tre continuano, dunque, incuranti, fino a quando Giulio Damiani non si rivolge direttamente al Minciotti che è il più
anziano dei tre, pensando di convincerlo: Minciotti smette per un attimo di giocare, giusto il tempo di dire alla guardia
comunale, con un tono di sberleffo "Sapete cocco, non tralasciamo di giocare fino a quando non vedremo tanto di
manifesto del municipio affisso al pubblico".
Poi, come avessero preso un tacito accordo tra di loro, Americo Bertoni, Ortenzio Antonelli, Ruvigo Volpi, Giuseppe Salucci
si uniscono ai giocatori.
Intanto il drappello che seguiva con interesse il gioco si è infoltito: si uniscono i passanti, i curiosi non del ruzzolone ma del
"...come andrà a finire", la gente che a funzione finita, esce dalla chiesa.
Ormai è diventata una questione di Stato, una guerra tra Petrignano ed Assisi, il cui rappresentante, nell'immediato, è
Giulio Damiani che intima di nuovo la cessazione del gioco; "Noi, porco... risponde Americo Bertoni con una bestemmia ,
diamo ascolto soltanto ai signori di Petrignano e tu non credere d'essere venuto qui per darci legge. Non ne vogliamo
sapere nulla".
E a fargli da rinforzo la folla comincia a gridare, fischiare, c'è chi si toglie il cappello e si dimena mentre i giocatori si
dedicano di nuovo al ruzzoIone con ostentato accanimento, invadendo le viuzze di Petrignano.
Un nuovo giocatore s'aggiunge poi al gruppo: Vittorio Bolletta, fabbro ferraio del paese.
Alla guardia comunale viene d'aiuto un collega, la guardia daziaria Giovanni Battista Zucchetti, ma questo, invece di far
ascoltare ai giocatori i miti consigli, inferocisce la folla ed il Bolletta, raccogliendo il consenso dei presenti, guarda i due
rappresentanti del municipio e con calma studiata dice: "Lascia che terminiamo la partita, allora smetteremo".
Subito incalzato dal Bertoni, che rivolto al compaesano interviene: "Aspetta un momento, vado nell'ufficio del signor
Gaetano Minciotti a sentire se si può giocare".
Gaetano Minciotti è uno di quelli che "contano" in paese e interpellarlo significa non tener conto dell'autorità del Comune
di Assisi.
Bertoni si reca dal Minciotti e poco dopo esce, agitando il cappello: "Giuoca, giuoca, porco..... e non aver paura di nessuno".
Gli astanti scoppiano in un applauso, fischiano, ridono.
Domenico ed Agabito Tontoli, Cesare Belardi, Andrea Siena (quest'ultimo viene da Torchiagina ed è poco interessato dalla
tenzone tra Assisi e Petrignano), seguono la vicenda senza parteggiare.
La decisione su quale parte prendere la dovranno affrontare qualche giorno dopo, invitati dai regi carabinieri a
testimoniare perché la guardia municipale Giulio Damiani ha denunciato Bertoni, Volpi. Antonello, Bolletta e Salucci per il
reato di resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale.
Per la cronaca la sera del 29 gennaio il gioco del ruzzolone è andato avanti fin quando è piaciuto ai giocatori: e di sicuro il
divertimento è stato arricchito dalle beffe ai danni della guardia municipale.
Si arriva in tribunale e sfilano i testimoni. Gaetano Minciotti, maggiorente di Petrignano, dichiara che nulla saprebbe dire
sull'accaduto.
Gli hanno riferito che la guardia voleva opporsi al gioco, che del resto è sempre stato fatto per tradizione in paese e non
fuori, e che per questo qualcuno ha fischialo, Andrea Siena dice che ha visto la guardia ingiungere ai giocatori di smettere
di giocare e che questi, dicendo che non esisteva nessuna proibizione, avevano continuato; aveva sentilo, è vero dei fischi,
ma non avrebbe saputo dire se questi erano contro la guardia o un incitamento ai giocatori.
Luigi Ceccarani. che è parte in causa perché anche se non è tra i denunciati è tra coloro che hanno giocato, si lancia in una
elaborata spiegazione. Dice, dunque, che è normale che durante il gioco del ruzzolone si fischi; per costumanza del paese il
partito vincitore accompagna sempre con grida e fischi il ruzzolone che vince.
Se poi qualcuno abbia invece fischiato contro le guardie, questo lui non sarebbe stato in grado di dirlo.
Il guaio è continua Ceccarani, che la guardia municipale è troppo giovane, per questo è caduta in errore.
A Petrignano s'è sempre giocato molto ed è sempre stato così.
Ettore Ceccarani e i due Tontoli confermano parola per parola quanto detto da Luigi.
Gli imputati confermano le asserzioni dei testimoni.
Il povero Giulio Damiani è quasi costretto a scusarsi: e deve subire l'umiliazione di vedere gli imputati assolti che gli
passano davanti con un leggero sorriso beffardo.